Ascolto solo musica fatta da donne

by ildella on March 14, 2009
in Personali

Mi sono accorto che da qualche anno, se si escludono un paio di artisti che ascolto sempre poche rare eccezioni, tutta la musica nuova che inizio ad ascoltare e’ scritta, suonata e cantata da donne.

Gia’ un anno fa creai su jango una playlist “girls” con un po’ delle artiste che ascoltavo in cui a fianco delle piu’ note Diana Krall e Norah Jones c’erano anche Aimee Mann, Madeleine Peyroux e soprattutto Regina Spektor. Di recente, in quel periodo, avevo anche ascoltato qualcosa di Ani Difranco attratto inizialmente dalla adorabile Little Plastic Castle.

Regina Spektor

C’era poi tutto il filone delle “women”, da Nina Simone a Joan Baez ma resta in parte un’altra storia.

Musicalmente parlando, eravamo arrivati alla fine del 2007. Buona parte del 2008 e’ stata dominata dal fatto che i miei artisti preferiti hanno sfornato i loro due dischi nuovi e io sono quindi stato travolto da quwei dischi e dai concerti di Adam e di Tod.

Quando poi a settembre ho ripreso i sensi, ecco una nuova ondata ancora una volta quasi tutta al femminile. Sento un pezzo di Emiliana Torrini alla radio e mi resta in testa. Il disco, Me and Armini, e’ stato uno dei miei ascolti preferiti dell’autunno: quieto e rilassante ma non noioso, si passa sopra il fatto che, mi pare, le liriche siano un poco troppo monotone e non brillanti, ma non ci ho fatto caso piu’ di tanto.

Emilina Torrini

Poi, complice la storia della raccolta Duets, ho comprato una Essential Collection della Sinatra. Infine, complice il viaggio a Tel Aviv, sono giorni che non riesco a staccare le orecchie dalla musica di Rona Kenan, in attesa dell’arrivo dei dischi.

Questa e’ un po’ la cronistoria ma il media player qui di fianco continua a sparare random pezzi al femminile, ad esempio ora ascoltavo Wanda Jackson, scoperta per un pezzo sulla colonna sonora di Rocknrolla, e dopo e’ partita Alicia Keys.

Era un po’ che sta cosa mi girava per la testa, ora l’ho scritto. Chi sa perche’.

I wanna live with a musician. She’d write songs at home and ask me what I thought of them, and maybe even include one of our little private jokes in the liner notes.

Puntualita’

by ildella on February 7, 2009
in Personali

Avere l’influenza e passare troppi giorni chiuso in casa ti riporta a navigare per i meandri (mica troppo) della rete a seguire improbabili connessioni musicali. E’ cosi’ che scopri cose che ti rendono felice e altre che ti fanno rosicare. Di certo pero’ delle connessioni forti emergono.

Per esempio, Tamir Muskat, qualcuno sa chi e’? Io lo conoscevo gia’ ma ora so qualcosa di piu’. Stasera ho fatto 1 + 1 nel collegare che lui, produttore e batterista dei Firewater sin dalla prima ora e che ho visto quest’estate in concerto, lui e’ il quello di Gogol Bordello vs Tamir Muskat. Insospettabile proprio. E che ha fatto un tot di progetti che legano lui, Firewater e Gogol Bordello, tra cui fondare i Balkan Beat Box con un ex Gogol.

Quindi inizi la serata felicissimo perche’ scopri che i Firewater saranno in tour in primavera e verranno anche a Milano (al Bloom, per la precisione), e questo e’ solo ottimo. Poi pero’ scopri che i Balkan Beat Box suonano pure loro. Dove? A Tel Aviv, dove stai per andare, ma ci suonano l’altro ieri, ieri e stasera, proprio mentre tu “casualmente” stai scoprendo tutto questo.

Pace. Pace anche che Emiliana Torrini, unico disco nuovo ascoltato in tutto l’autunno, suona il 12 a Milano e tu parti l’11 per Tel Aviv. Non parlero’ di cospirazione, no, neanche se successe la medesima cosa con i Firewater nel 2003 a Milano. E’ sufficiente che Tod A. venga in Italia e magari li vado a vedere pure a Villafranca, guarda.

Chiudo dai, chiudo agganciando un video. Ok, il video non e’ sto gran che, ma la canzone (e l’album) sono la mia roba preferita del 2008. E poi e’ in HD su youtube (basta dirglielo, meglio se impostandolo automaticamente)

Con lasf.fm non ci gioco piu’, ora gioco con blip.fm

by ildella on January 25, 2009
in Netlife

Bah, sti siti incasinati non li tollero piu’. Ultimamente se le form non sono grosse e il sito ha piu’ di tre sezioni, mi viene il mal di mare e mollo il colpo.

Last.fm tre anni fa fu veramente forte ma adesso e’ un calderone, non riesco piu’ a usarlo, ti perdi in cento scritte, e le playlist, e la personal library, e cento video… io volevo solo vedere in che album era la tal canzone! Impossibile, non e’ lo strumento giusto.

Il fatto e’ che secondo me non e’ piu’ giusto quasi per niente, troppo sovracaricato di funzionalita’, resta giusto ancora il meglio per i concerti ma presto si trovera’ qualcosa di piu’ specializzato e migliore. Aggiungiamoci anche che mi sono stancato del fatto raccomandations, friend, similitudini… voglio vedere cosa fa e ascolta la gente diversa da me!

Read more

Il bicchiere, il fiume, la riva e il cadavere.

by ildella on January 22, 2009
in Netlife

Sinceramente, non posso nemmeno dire di essere particolarmente felice. In realta’ uno dovrebbe essere felice. Felicita’ non puo’ esistere solo per momenti di soddisfazione intensa o inaspettata. Anche momenti di serena contemplazione possono essere definiti momenti felici.

“Autorizzare Napster dieci anni fa non era la soluzione, ma fargli causa non ha prodotto alcun risultato”

Napster, capostipite del file sharing

Ci sono voluti dieci anni, oppure sono bastati solo dieci anni. Scarsi. Dal giugno del 1999 al gennaio del 2009, un continuo cammino fatto di passi inevitabili, oggi possiamo finalmente dire compiuta una delle prime e piu’ grosse vittorie della generazione cui appartengo.

Read more

The Sign

by ildella on January 29, 2008
in Personali

Er panza ha sfornato un nuovo singolo, l’album è atteso per marzo e il 2008 è quindi tutto in discesa.

Morning after Midnight si può ascoltare su myspace, comprare da iTunes US (se si possiede una carta US) o cercare su google per scaricarlo in attesa dell’uscita europea dell’album. Questa è onestà.

Quello che non è onesto è che lo schifoso bipede di Central Park South ha messo insieme altri 131 secondi di suoni  ad alto tasso di assuefazione e dipendenza, permettendosi livelli di sfacciataggine sino a ora sconosciuti persino alla sua sgradevole persona. Non riesco a ribellarmi all’istinto omicida nei suoi confronti che mi sale dal profondo ogni volta che attacca l’interludio centrale del brano. Vogliamo parlare della quantità di schiaffi che gli tirerei ogni volta che sento “cha cha cha”? Ridendo di gusto, ritmicamente? Lasciamo stare.

Morning after midnight è il segno che serviva per superare l’inverno,  un pezzo che il nostro cercava di creare da almeno 3 anni e finalmente gli è riuscito. Il detestabile ha riempito con il sax che già avevamo avuto il piacere di ascoltare durante l’ultimo tour con band al seguito, ha osato nella ripetitività e brevità oltre il consentito e ha ancora una volta preso per il culo tutti e cha cha cha. Ogni volta che sento quel “eeeeeeeeehhhhhhyyyyyyyyyyyy” in cui sia la E che la I sono incredibilmente e intollerabilmente tirate lunghe, contemporaneamente… ogni volta lo abbraccerei piangendo chiedendogli come fa, poi lo strangolerei.

Quello che è certo è che ora so cosa fare: devo scrivere un testo dal titolo: “tre motivi per cui Adam Green è un bastardo”. So come farlo, adesso.

Tempismo e capacità di analisi

by ildella on December 21, 2007
in Netlife

Un paio di giorni fa un amico mi ha segnalato un articolo su repubblica online (dio ci salvi) in cui un appassionato Ernesto Assante chiedeva alle case discografiche di riproporre il vinile come gesto simbolico per restituire dignità alla musica, agli artisti e all’industria tutta, oramai orientata verso masse di ascoltatori di iPod senza dio e artisti-gadget, controllata da discografici senza anima votati solo al profitto.

Che dire… La mia prima reazione dopo averlo letto è stata: “Buongiorno!”. Ernesto dipinge qui uno scenario che un appassionato di musica aggiornato e vigile avrebbe potuto delineare almeno cinque anni fa. A onore del vero, lo scenario viene così dipinto ciclicamente da ogni non più troppo giovane ma non ancora troppo vecchio appassionato di qualsiasi cosa , perchè “ah, i bei vecchi tempi” è un genere di stronzata che va sempre di moda.

“Da quando la musica è diventata digitale non siete più voi gli unici a poter fabbricare dischi. Con i nostri computer e i masterizzatori siamo in grado di copiare la musica su cd fatti in casa”

Osservazione corretta, peccato che non siamo all’inizio del decennio bensì decisamente verso la fine. Questa cosa è assodata e data per scontata ed è uno dei motivi per cui non è più tollerabile la situazione simile e non starò a ripetere i motivi che vanno al di là della semplice possibilità di riprodurre la copia. Oggi oltre tutto siamo ben oltre: possiamo scoprire nuovi autori con una semplicità sconosciuta a chiunque anche solo 5 anni fa. Possiamo fare molti dei lavori dei “discografici”.

Tutto sommato il grido di sofferenza rispetto alla situazione si può anche condividere, molto meno l’impostazione dell’articolo. Fino all’ultimo paragrafo sembra di leggere lo sfogo di qualcuno rimasto ancorato agli anni 90 e il punto del problema pare essere la vittoria della musica digitale, rappresentata qui dal malefido iPod. Non dimentichiamoci il passato, la cosa è già successa un sacco di volte, dai 78 ai 33 alle musicassette, cd, formati compressi di vario genere. E’ un mondo che va così, pare. La situazione che descrivi in cui diversi supporti sono adatti a diversi generi di persone… è la realtà attuale, sta già succedendo, non c’è alcun bisogno di chiederlo!

“Certo, magari guadagnerete meno, magari i clamorosi fatturati che l’industria discografica ha fatto da quando è arrivato il compact disc non li vedrete più, ma di sicuro non perderete l’anima e il lavoro. Il lavoro lo state già perdendo, l’anima la state per perdere, trasformandovi in venditori di magliette, poster, gadget, venditori di diritti televisivi e radiofonici, produttori di concerti e di dvd, di certo non più ‘discografici’”

Ecco che poi alla fine compare questo passaggio, in cui si sfiora appena il nocciolo, si da una nuova apertura all’articolo per poi ricadere ancora una volta nel problema del supporto, della sua dignità legata alla completezza dell’opera e quant’altro. Non che non sia d’accordo anzi, condivido appieno. E’ che mi sembra proprio un futile argomento a confronto, un piccolo sassolino nel fiume quando quanto è sfiorato in quel passaggio è il problema reale.

Non è che non sono più “discografici” perchè non fanno più il vinile! Quella parola ha perso il suo significato originari, dimentichiamocela. Mi rendo conto che quella di Ernesto è solo una proposta, un tentativo piccolo per ridare un senso alla baracca ma il problema è troppo più grande di così e non sarà *mai* un’iniziativa che parte dall’alto a cambiare le cose. I Radiohead, credo te ne sarai accorto, hanno già fatto una cosa simile: disco da scaricare e versione cd in un box super deluxe. Ok, non c’è il vinile, ma il concetto è il medesimo.

La mia convinzione è che se si vuole pensare di di far cambiare la situazione ci si deve appellare agli autori. Loro, per primi, possono muovere le cose. I giovani, guidati da qualche già affermato a segnare la strada. Sta già succedendo, in parte. Aiutiamo quel movimento, non pensiamo che non sia fattibile. Ignoriamo le morenti case discografiche.

Se quell’articolo avesse avuto un’impostazione diversa lo avrei apprezzato e invece non riesci ad andare oltre al problema a vedere, o a dire, quello che sta realmente dietro. Il risultato è un articolo buono solo per chi quel giorno era abbastana malinconico da dire “sì, hai ragione, quando c’era il vinile eravamo tutti più buoni e andava tutto meglio”.

E poi Babbo Natale portava LP dei Led Zeppelin a tutti e Britney Spears non esisteva.

Grande. Anzi, ROCKTFL.

Quello che serve è del talento

by ildella on November 30, 2007
in Netlife, Personali

E spirito di iniziativa. In questo blog uno dei miei temi favoriti è sicuramente quello legato al copyright, all’inadeguatezza dell’attuale industria musicale. Il discorso può in realtà applicarsi a tanti altri settori e in realtà questo mio interessa affonda le sue radici nella mia passione per la musica e nella mia “devozione” alla causa Open Source, i cui principi sono impregnati degli stessi valori che mi spingono a criticare così ferocemente tutto quanto è restrittivo nei confronti della diffuzione di conoscenza.

 

Mi trovo spesso a dibattere di questi temi, tentare convincere persone, giovani artisti e ogni tanto anche qualcuno affermato che questa è una strada importante da intraprendere. Tento di influenzare chi mi sta attorno perchè credo in questi principi e che sia importante che gli artisti per primi si liberino della schiavitù delle case discografiche. Per farlo serve prima liberarsi della convinzione che sia l’unica strada possibile. Il problema è che per emergere ad “alti livelli” , vale a dire per apparire sui grandi canali televisivi di informazione, servono spinte che solo quelle grosse case possono offrire. Spero sempre che la volontà di un artista non sia quella di apparire su MTV o peggio ancora su una qualche Italia 1 di questo pianeta.

Non si può certo però negare che parte dell’essere artista, nella grande maggioranza dei casi, è avere il desiderio che tante persone fruiscano del suo lavoro. Dopo tutto io sviluppo software e una delle più grandi ambizione mie e di tanti altri è che il proprio software venga usato da tantissime persone. Per farlo cosa dovrei fare, andare a lavorare alla Microsoft? Da Google? Forse… forse è l’unica possibilità. Però…

In 1989, at the age of eighteen, DiFranco started her own record company, Righteous Babe Records, with just $50. Ani DiFranco was issued on the label in the winter of 1990. Later on she relocated to New York City, where she took poetry classes at the New School and toured vigorously”

Serve talento. E spirito di iniziativa. Il resto segue.

 

 

Scricchiolio

by ildella on November 21, 2007
in Netlife

E’ passato più di un mese da quando il nuovo disco dei Radiohead è disponibile per il download a offerta libera. Quanto quel disco stia vendendo e soprattutto quanto chi lo scarica lo stia pagando è oggetto di constroversie quindi meglio attendere un po’ prima di parlare. Nel frattempo mi limito a segnalare come fin dai primi giorni dopo l’annuncio già altri iniziano a seguire le orme:  Oasis e Jamiroquai sono stati i primi e di recente anche i Kaiser Chiefs  hanno intenzioni simili. Questo senza scordare Trent Reznor, pioniere di questo genere di iniziative che ha appunto appena pubblicato con lo stesso modello dell’offerta libera un disco di cui è produttore e ha annunciato un mese fa di essere oramai totalmente indipendente da qualsiasi contratto discografico.

Io lo scricchiolio lo sento distintamente. Il fuggi fuggi è dietro l’angolo.

UPDATE  24/11: mi ero dimenticato di segnalare questa bella proiezione dell’andamento dell’industria discografica nei prossimi cinque anni di cui allego il grafico più significativo. Si parla di 20% in meno.

Musica sul web: da Pandora a Last.fm a Jango

by ildella on November 16, 2007
in IT e Sviluppo, Netlife

Anni fa spuntò Pandora, una Web radio nuova rispetto a quanto esisteva allora, capace di selezionare brani simili per sonorità a un artista o a un singolo brano proposto dall’utente. Frutto di un ambizioso progetto, il Genome Project, fu una vera pietra miliare. Pandora ora funziona solo sul territorio statunitense.

Poco tempo dopo arrivò Last.fm. Mentre l’idea alla base di Pandora è affascinante, quella alla base di Last.fm è semplice e geniale.  Ci siamo trovati davanti al primo esempio di Social Networking applicato alla musica: si usano gli ascolti delle persone per stabilire quale prossimità di sia tra artisti e canzoni. Negli anni Last.fm è cresciuta aggiungendo tra le altre la fantastica possibilità di segnalare eventi musicali, diventando punto di riferimento anche per scoprire concerti nella propria zona oltre che per scoprire nuovi artisti.

Qualche giorno fa ho iniziato a usare Jango che ha aperto i battenti, seppure ancora in beta privata, da poche settimane.  Jango convince subito, e i fattori chiave sono due: è tecnologicamente più moderno di Last.fm e la selezione musicale è migliore.

Tutto sommato la capacità di suonare “musica simile” è oramai data per assodata e anche quella di variare tra artisti simili più o meno noti al grande pubblico. In un modo o nell’altro però capita che su Jango come mai su Last.fm senta pezzi che mi piacciono parecchio, noti o meno che siano. Tecnologicamente parlando, la cosa fantastica è che la radio di Jango suona fino a che sei su jango e non si interrompe se si naviga all’interno del sito, cosa effettivamente frustrante che accade su Last.fm.

Ciò detto, Jango è la versione europea di Pandora, non certo un rivale a tutto tondo per Last.fm, proponendosi come internet radio con funzionalità di condivisione tra amici piuttosto che un vero Social Network tematico sulla musica. Last.fm raccoglie informazioni mentre ascoltiamo la musica che possediamo, non solo quando ascoltiamo le sue radio, questa è la grossa differenza.

Cosa offre Last.fm più di Jango ora come ora? La possibilità di segnalare e cercare eventi per zona geografica e i video. Inoltre Last.fm si interfaccia con i nostri ascolti privati, non è solo una radio, anzi, la radio è solo un piccolo aspetto. Nonostante questo non è affatto detto che con alcuni accorgimenti Jango diventi più un riferimento di Last.fm, anche solo per la sua maggiore comodità di utilizzo e semplicità di approccio.

Esistono molti altri servizi musicali sul web ma questi due attualmente sono quelli più completi e moderni. Altri servizi come Imeem e iLike mi sembrano più delle vetrine, per quanto offrano una qualche possibilità di interazione tra gli utenti, questa è dietro le quinte, non riesco a non sentire la puzza di finto. Sarà per le immagini di qualche artista sponsorizzato, più o meno in voga, che si trova in prima pagina? No no cari, quella è la porta di servizio e io l’ho chiusa a doppia mandata. Restate pure fuori.

Spero di aver dato un panorama base sufficiente anche a chi non sapeva nemmeno dell’esistenza di servizi come questi. Nei prossimi giorni parlerò di un altro paio di novità, ancora più fresche di Jango!

La risposta è NO!

by ildella on October 21, 2007
in Netlife

In questi giorni si sta avverando un qualcosa che attendevo da tempo. Un fenomeno inevitabile, anticipato, probabilmente capito da pochi a suo tempo ma che ora arriverà in faccia a tutti, secco e violento. Se ne accorgeranno tutti, tutti quelli che non sapevano nemmeno cosa stesse accadendo e soprattutto tutti quelli che hanno negli ultimi anni lottato perchè questo fenomeno non prendesse mai forma.

Invece è andata proprio così. I Radiohead mollano la casa discografica e si pubblicano il disco da soli, distribuendolo gratuitamente sulla rete. A offerta libera, per la precisione. E c’è di più: non solo lo fanno, ma vendono un milione e duecentomila copie in una settimana con una media di donazioni di $8 a disco. Mica male vero? Il giusto prezzo, stabilito da chi compra, non da chi vende. [continua...]

Read more

Next Page »