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	<title>Daniele Dellafiore &#187; onestà</title>
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		<title>Chi dimentica il passato</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jun 2006 10:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ildella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Liberamente tradotto da (freely translated from) Who forget the past apparso sul blog di PeerPressure:
Non posso evitare di citare quanto riportato da Techdirt in proposito di una cicitazione sul sito della EFF (Electronic Frontier Fundation, ndt) riguardo una pubblicitÃ  apparsa sul Capitol Hill  della Consumer Electronics Association:
&#8220;Intravedo un deterioramento nel mercato della musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Liberamente tradotto da (freely translated from) <a href="http://www.allpeers.com/blog/2006/06/22/those-who-forget-the-past/">Who forget the past</a> apparso sul blog di PeerPressure:</p>
<hr />Non posso evitare di citare <a href="http://techdirt.com/articles/20060621/0235216.shtml">quanto riportato da Techdirt</a> in proposito di una <a href="http://www.eff.org/deeplinks/archives/004753.php">cicitazione sul sito della EFF</a> (Electronic Frontier Fundation, ndt) riguardo una pubblicitÃ  apparsa sul Capitol Hill  della Consumer Electronics Association:</p>
<p>&#8220;<em>Intravedo un deterioramento nel mercato della musica Americana&#8230; e una serie di altri pericoli per la musica nella sua manifestazione artistica per merito, o piuttosto per colpa, del moltiplicarsi di vari macchinari per riprodurre musica&#8230;</em>&#8221; -John Philip Sousa on the Player Piano (1906)</p>
<p>&#8220;<em>Il pubblico non comprerà  canzoni che può ascoltare praticamente a piacimento semplicemente aggiustando il sintonizzatore della radio</em>&#8221; -Record Label Executive on FM Radio (1925)</p>
<p>&#8220;<em>Ora noi ci stiamo scontrando con un nuovo e pericolosissimo assalto alla nostra sicurezza fiscale, alla nostra vitra economica e lo stiamo affrontando per via di una cosa chiamato registratore a cassette</em>&#8221;  -MPAA on the VCR (1982)</p>
<p>&#8220;<em>Quando i produttori accordano al pubblico il diritto di registrare a casa&#8230; non solo l&#8217;artista si getterà  il cappio al collo, non solo non ci saranno più dischi da incidere, [oltre a questo] il pubblico innocente sarà  facilmente reso accessorio nella distruzione della nostra industr</em>a&#8221;  -ASCAP on the Cassette Tape (1982)</p>
<p>Ora confrontate con le <a href="//online.wsj.com/public/article/SB115047057428882434.html">apocalittiche affermazioni</a> esternate dal direttore esecutivo di MPAA (Motion Picture Association of America, ndt) Fritz Attaway per giustificare le oppressive scelte per i consumatori. Divertente, vero?</p>
<hr />
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		<title>Serve ancora un&#8217;industria della cultura</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Mar 2006 10:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ildella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi tempi sto soprattutto parlando di questioni legate allo sviluppo di certe tecnologie e al modo in cui queste cose potrebbero cambiare la diffusione di diversi tipi di cultura, dalla letteratura, alla musica fino ad arrivare al cinema e ai videogiochi. Le possibilità  offerte da quello che è Internet al giorno d&#8217;oggi fanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi sto soprattutto parlando di questioni legate allo sviluppo di certe tecnologie e al modo in cui queste cose potrebbero cambiare la diffusione di diversi tipi di cultura, dalla letteratura, alla musica fino ad arrivare al cinema e ai videogiochi. Le possibilità  offerte da quello che è Internet al giorno d&#8217;oggi fanno apparire senza senso un sacco di strutture nate nel secolo scorso per ovviare a quelli che, con gli occhi di oggi, sembrano solo dei limiti tecnologici.</p>
<p>Andiamo per gradi. Da quando è possibile memorizzare su un supporto delle informazioni si sono sviluppate nuove possibilità di comunicazione e su di questa nuove industrie. Da quando si può stampare si è diffuso il libro, sempre più scritti si sono potuti diffondere grazie alla facilità  di copia dell&#8217;opera e alla relativa semplicità  di distribuzione (bastava portare i libri in giro). La stessa cosa è avvenuta ad esempio, giusto qualche anno più tardi, con la musica. Per chi stava qui in Europa era possibile sentire i bluesman americani grazie alle incisioni sui dischi e al fatto che qualcuno si prendeva la briga di trasportare i dischi da una parte all&#8217;altra dell&#8217;oceano.</p>
<p>Tutto questo è cresciuto e sono nate svariate Industrie che oggi come oggi fanno, molto in grande, questo lavoro: scoprono, pubblicizzano e trasportano in giro per il mondo nuovi lavori. Il risultato è che una grande massa di persone può godere di questi lavori e che, in ultima analisi, lo scambio culturale fra (alcuni) popoli della Terra è notevolmente incrementato rispetto ai secoli passati.</p>
<p>Poi è arrivato &#8220;il 2000&#8243;, è arrivata Internet così come la conosciamo oggi.</p>
<p>Cosa è cambiato? Quello che è cambiato è che è diventato possibile scoprire e recuperare questo genere di lavori in un modo che era impensabile qualche tempo fa. Oggi quelli che erano alcuni dei principali presupposti all&#8217;esistenza di una Casa Discografica o di una Casa Editrice e volendo dell&#8217;intera industria Musicale e del Libro, sono spariti.</p>
<p>La necessità  di trasportare queste opere sta scomparendo. E&#8217; possibile ottenere una buona parte dell&#8217;opera semplicemente facendola &#8220;trasportare&#8221; dalla Rete. Certo non si può ottenere il supporto, ma il supporto è una cosa che si è resa necessaria proprio per via dell&#8217;impossibilità di trasportare il contenuto in altri modi. A margine si è sviluppata un&#8217;estetica del supporto: copertine rigide e patinate per i libri, librettini con design accattivante per i CD, tutte cose piacevoli ma nate dall&#8217;esigenza di trasportare il prodotto vero.</p>
<p>Se questo primo aspetto è oramai fin troppo conosciuto e pubblicizzato, si parla meno spesso degli aspetti di scoperta e pubblicizzazione, gli altri due grossi &#8220;compiti&#8221; dell&#8217;industria discografica. Tralasciando i media tradizionali, è sempre esistito il &#8220;passa parola&#8221; per scoprire nuove opere. Oggi il passa parola è esteso a potenzialmente tutto il mondo. Centinaia di siti web, blog, forum, mailing list hanno pemesso nei primi 10 anni di esistenza del Web a milioni di persone di venire a conoscenza di cosa che prima sarebbero state al di là della loro portata. Oggi stiamo entrando in una nuova era e nuove forme di collaborazione e condivisione delle informazioni stanno nascendo: fenomeni come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Social_networking">Social Networking</a> e File Sharing , ad esempio, sono manifestazioni delle possibilità  di collaborazione che la Rete sta iniziando ad offrire. Diventa così possibile per l&#8217;appassionato andare a scoprire da solo nuovi artisti che suonano e vivono in un altro stato. Diventa così possibile per chi ascolta solo qualche disco ogni tanto andare su di uno di questi siti e guardare quali artisti sono i più quotati di recente.</p>
<p>La cosa più interessante di tutto questo è che non stiamo parlando, ancora una volta, di informazioni guidate da qualche corporazione. Se la ricerca, la classificazione, la valutazione vengono fatte dagli utenti sono disinteressate oltre che gratuite nel senso più complessivo del termine: non si pagano a nessun livello, nè direttamente nè come ricarico sull&#8217;opera acquistata.</p>
<p>Quello su cui vorrei puntare il dito è che oggi siamo all&#8217;alba di un&#8217;era in cui non esiste più il bisogno dell&#8217;esistenza di un&#8217;industria discografica o del libro così come sono state intese nel secolo passato perchè esistono degli strumenti sufficientemente diffusi e sufficientemente semplici per permettere a chiunque di scoprire, recuperare e diffondere la musica e la letteratura. Il guadagno ulteriore, sul lungo periodo, è la liberazione dalla logica orientata esclusivamente al profitto in tutti i settori legati alla distribuzione delle informazioni e della cultura.</p>
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		<title>Internet a due velocità? No grazie</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2006 10:32:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A dicembre si è diffusa la notizia che le due maggiori società  di telecomunicazioni degli U.S. stavano prendendo iniziative per ottenere una sorta di &#8220;Internet a due velocità &#8221; nell&#8217;ottica di distribuire video di qualità  ai loro utenti lasciando ad alcuni una via privilegiata. La questione è trattata in questo articolo del Boston [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A dicembre si è diffusa la notizia che le due maggiori società  di telecomunicazioni degli U.S. stavano prendendo iniziative per ottenere una sorta di &#8220;Internet a due velocità &#8221; nell&#8217;ottica di distribuire video di qualità  ai loro utenti lasciando ad alcuni una via privilegiata. La questione è trattata in questo articolo del Boston Time.<br />
Quale è il nocciolo della questione? La distribuzione di contenuti video è una delle prossime notivitÃ  della rete per il grosso del mercato. Distribuire video di qualità è stato fino ad oggi difficile perchè necessitava di un&#8217;infrastruttura di rete a banda larga e molto veloce per poter essere realizzata. Ora che sempre più accessi a internet rispondono a questi requisiti, molte società  ci stanno pensando. La &#8220;televisione via internet&#8221;, come viene volgarmente chiamata, è una delle prossime frontiere e in molti ci vogliono guadagnare.<br />
Come? Semplice, pensano AT&amp;T e BellSouth. Facciamo in modo che i dati di una particolare trasmissione video possano passare sulla rete con una prioritÃ  piÃ¹ alta rispetto ai dati normali, che non necessitano di tutta questa urgenza. Ottima soluzione, di certo non è una novità , già anni fa si sentiva parlare di evoluzioni possibili in questa direzione. Dove sta il trucco? Il trucco è che ovviamente questa priorità la diamo a chi vogliamo noi, vale a dire a noi stessi e a chi paga. Chi paga molto.<br />
Risultato? I proprietari dei piÃ¹ grossi portali della rete, da Microsoft a Google a Yahoo ad Amazon, per intenderci, non ci stanno e quindi si ribellano. Divertente che porprio chi fa spesso forza della propria posizione di monopolio si trovi a subire lo stesso destino. Fosse solo per loro non starei qui a scrivere, chi è causa del suo mal pianga se stesso, io mi ci farei solo quattro risate sopra. Il problema è che tutto questo andrà  a toccare anche livelli di business piÃ¹ modesti e in ultima analisi tutti gli utenti, perchè alla fine chi metterà i soldi se Google o chi per lui dovrà  pagare AT&amp;T per poter mandare video alla stessa velocità  di AT&amp;T stessa?</p>
<p>Tutto questo perchè¨?<br />
Chi si è lanciato in questa proposta, questa &#8220;internet a due velocità  dove però decidiamo noi a chi dare il permesso di andare veloce&#8221;, tutto ciò sembra perfettamente logico. Mi tocca sentire qualcuno dire: &#8221;Why do fundamental business economics not apply to the Internet?&#8221;. Chi lo dice? Bill Smith, &lt;a href=&#8221;http://www.comsoc.org/~cqr/2005-Smith.htm&#8221;&gt;questo signore qua&lt;/a&gt;, il capo della sezione tecnologica di BellSouth, non di certo uno che ci si aspetta non abbia almeno una vaga idea di quello che succede nel mondo dell&#8217;Information and Comunication Technology. Il signore invece sembra non avere capito che effettivamente molte delle tecnologie che riassumiamo nella parola &#8220;Internet&#8221; stanno effettivamente stravolgendo le &#8220;fondamentali leggi del mercato&#8221;. Oppure mente.</p>
<p>Come mai i compari di Bill hanno investito soldi in questo tipo di tecnologie? Come mai puntano a questo nuovo modello per la distribuzione di contenuti multimediali? Perchè è quello da cui si può guadagnare. Non di certo perchè è l&#8217;unico, nè perchè è il migliore.<br />
Tanto per fare un esempio, il solito: in quest&#8217;ultimo anno le tecnologie per la distribuzione di video sulla rete si sta decisamente spostando verso lo streaming video &lt;a href=&#8221;http://della.turbino.net/blog/?p=39&#8243;&gt;P2P&lt;/a&gt;, cosa di cui ho già &lt;a href=&#8221;http://della.turbino.net/blog/?tag=video+streaming&#8221;&gt;parlato piÃù volte&lt;/a&gt;. Questo è un modo efficace ed economico per diffondere grosse quantità  di dati. Lo dimostra l&#8217;incredibile successo delle reti di file sharing che utilizzano queste tecnologie. Il software sta muovendo decisamente in questa direzione, sempre piÃ¹ applicazioni iniziano ad usare questo modello per scambiarsi dati, per condividere informazioni.</p>
<p>Perchè? Quale è il fondamentale vantaggio? E&#8217; presto detto.<br />
Proviamo a pensare a un servizio che si vuole ottenere. Ad esempio, prendere un autobus. Comprare i biglietti per un concerto o per la partita. Andare in posta. Aprire un sito web. Più gente c&#8217;è più tempo si impiega a ottenere quello che si desidera. Tempi di attesa per via della coda, così nel &#8220;mondo fisico&#8221;, così sulla rete. Il P2P è l&#8217;opposto di questo. Più gente c&#8217;è, meglio va. Piùpersone sono &#8220;collegate&#8221; con quello con cui sono collegato io e più mi sono vicine, più otterrà un servizio migliore.<br />
Questa è una di quelle cose talmente forti su molteplici livelli da lasciare le vertigini se ci si pensa bene. Una roba da sconvolgere ben più di qualche &#8220;fondamentale legge di mercato&#8221;.</p>
<p>Se esiste questa tecnologia che si sta diffondendo a macchia d&#8217;olio, perchè non usarla? Perchè non ci si puù guadagnare, non si può far pagare nessuno per un servizio che di fatto non si sta offrendo, perchè una cosa simile si appoggia direttamente sull&#8217;utente, è la somma degli utenti a fare il servizio. Loro, la loro fibra ottica e il loro computer. Niente altro. Il risultato è che non si investe nel p2p video streaming, che è infatti molto più¹ indietro di quanto potrebbe essere.</p>
<p>Chiudiamola qui per oggi, lascio con un articolo di questi giorni, lunghetto ma che da una buona idea dello situazione e dello scenario che si potrebbe delineare, toccando temi importanti come la &#8220;<a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/01/21/AR2006012100094_2.html">Network neutrality&#8221; che le società  telefoniche stanno volontariamente abbandonando</a> e le possibili ripercussioni sulla rete di mosse come questa.</p>
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