Taxi drivers

by ildella on March 12, 2009
in Personali

But there was just one more courier flight
And it was leaving in the cold morning light
And that’s the one you can be sure that I was on

Balzo sul taxi. “Kikar Disengoff please”. Sono le sette e trenta ma il sole e’ gia’ alto e a Tel Aviv c’e’ un sacco di luce. Vorrei avere gli occhiali da sole ma non li ho. Il bagaglio a casa e’ quasi tutto pronto, dovrei fare in tempo. Il volo parte all’una ma devo essere in aeroporto per le dieci, i ragazzi avranno un sacco di lavoro da fare con me e questo aereo torna in Italia, non posso perderlo. Anche se vorrei tanto.

Not that I had, some sort of plan
But I swear it wasn’t meant to happen like this

Andare in Giordania non e’ stato poi cosi’ difficile. L’ultima immagine di Israele che si ha e’ un ragazzo in tuta con a tracolla un mitra di un metro e mezzo che alla richiesta “ma poi come mi muovo, ci sono dei taxi?” risponde “ask them”. Sufficiente per far capire che e’ il caso di accomiatarsi.
Sarebbe stato lecito attendersi dei taxi dall’altro lato ma il dubbio e’ altrettanto lecito quando di fronte a te ci sono svariate centinaia di metri di terra di nessuno, da fare a piedi con tutto il bagaglio, tra una recinzione militarizzata e un’altra. Alla frontiera giordana ci sono numerosi militari in uniforme, sono gentili e te la sbrighi in fretta.

In Giordania, il tassista e’ il tuo migliore amico. E’ bene che lo sia perche’ altrimenti sta cercando di fotterti. E’ il caso di scegliersi quello giusto.
Quando pero’ arrivi la prima sera ed e’ buio, scegli quello che trovi, anche perche’ ce ne e’ uno solo e li’ sai benissimo che non avrai scampo. Pazienza. In realta’ il ragazzo ha avuto almeno il merito di portarmi in un posto carino, economico e soprattuto fuori da Aqaba.

Il mio trascorso in Giordania lo definirei distensivo. I primi due giorni ad Aqaba soprattutto sono stati all’insegna del far nulla piu’ totale, i primi da mesi, troppi mesi. Forse anni. In quel momento ho ricaricato quel che serviva per procedere con il mio breve viaggio e anche per fare diving, l’ultimo giorno. Prima volta, sono stato bravo eh, che soddisfazione, l’istruttore mi ha anche detto: “amazing for a first time”. Chi l’avrebbe mai detto.

Sono poi risalito con Mahmood in taxi fino a Petra. Mahmood e’ il mio tassista di fiducia del sud della Giordania. Mi ha scritto ieri per chiedermi come stavo e quando torno. Sa fare il suo lavoro e abbiamo gia’ condiviso un paio di esperienze importanti: uno stop da parte di alcuni militari giordani per delle foto non gradite  che io ho fatto e poi il viaggio assieme fino a Petra io, lui e i suoi figli, due bambini. Dopo essere passati a Wadi Rum ci siamo fermati e ha preso biscotti e succo per tutti. Mi ha lasciato a Petra nel suo albergo di riferimento. Se serve, vi posso dare il numero. Il tassista e’ prezioso.

Amman invece e’ un casino e ho pure patito lo smog da auto violentissimo a ora di punta nel tardo pomeriggio. La downtown e’ un macello e ricordo solo che non c’e’ un bar dove sedersi per chilometri, che ho dovuto pagare il pizzo per pisciare in un posto allucinante, che ho pagato un euro per due felafel e una 7up (con lo strappo vecchio), che il mercato ortofrutticolo e’ lussureggiante e freschissimo, che ci sono una marea di negozi e che anche qui vedere una femmina e’ una rarita’. Di giorno e’ apparso un micro corteo di studentesse che uscivano da lezione, e la la sera, nella zona dell’hotel, ho chiesto indicazioni a due donne. Direi che l’elenco per tutta la Giordania e’ finito qui.

Jalid, il tassista per il nord, mi ha portato a fare il bagno sul mar morto il mattino seguente e poi rapidi alla frontiera, che il venerdi chiude all’una (di giorno). Qui me la sono sbrigata in fretta, sul versante israeliano, grazie al fatto che ho detto che andavo da un’amica e loro hanno verificato. Altri ragazzi sono stati li’ un paio di ore abbondanti.

Quindi nel tardo pomeriggio di venerdi reincontro la Fiammetta sotto casa nei pressi di Kikar Disengoff, dove trascorrero’ i giorni successivi.

continua…

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Middle West

by ildella on February 12, 2009
in Personali

Prendi la Beirut della tua fantasia, o per lo meno della mia: case bianche, basse, tendenzialmente tenute male o in rovina, perche’ vecchie. Aggiungi un mix di europa a caso, un quartiere etnico di Parigi o di Berlino, il meraviglioso gusto anglosassone per il 24/7, nei mini market con beni di prima necessita’ e cibo sempre ovunque cosi’ che non devi mai pensare all’orario per mangiare o acquistare cose: lo fai di continuo. Mettici un po’ di tamarrume nei negozi, con abbigliamento tamarro e musica ad alto volume, tamarra pure lei. Di fianco a mercatini di alimentari e vestiti e cianfrusaglie tipo pulci o senigaglia. Somma una nuova zona business con i grattacieli verso Sud, tipo Manhattan, e il litorale con spiaggia e alberghi chiari per tutta la lunghezza che spuntano come funghi tipo non so, Miami o Cancun.

Non e’ finita: c’e’ tutta la parte piu’ araba, verso sud a Jaffa, la citta’ vecchia, dove sei quasi davvero nel medio oriente e poi la via con i locali da venerdi sera (che qui cade il giovedi), tipo Ticinese, un altro quartiere che negli anni 90 era infestato dai giovani artisti ora diventato l’unica zona pettine (ma non patinata) che ho visto della citta’, con case tenute bene e locali ordinati e bellini, metti Brera (oddio…) o magari Soho o il Greenwich Village prima ancora, e le zone emergenti alla stregua dell’Isola.

Ecco un’idea sommaria di Tel Aviv dopo poco piu’ di ventiquattro ore. Sgarruppata, vecchia e in costruzione con qualche cosa (poco) di antico e un sacco di roba semi-nuova, un mix di mix che ho visto raramente, forse mai. Confortevole comunque, un sacco di spunti originali pur nel suo essere in realta’ un insieme di cose gia’ viste. Di sicuro non e’ mai, mai, patinata, nemmeno nei luoghi piu’ “chic”, la cosa mi piace.

Ho pianificato il resto del viaggio, se mi confermano un volo domani parto per il sud e domani compro una macchina fotografica.

Stasera, intanto, balagan@TA.

Ritorno a casa

by ildella on October 30, 2007
in Personali

In ogni viaggio ci sono sempre almeno tre cose da apprezzare.

La prima è il ritorno a casa. Va da sè che la soddisfazione del ritorno è maggiore in misura proporzionale a quanto, durante il viaggio, le probabilità del ritorno stesso sono drammaticamente diminuite, in un qualche momento, a causa di un qualche genere di difficoltà. Anche in condizioni normali, però, tornare a casa è semrpe bello anche in funzione della seconda questione.

Secondo: il ritmo cardiaco rientra sotto i livelli di guardia. O, più semplicemente, lo stress diminuisce. A questo punto si può tornare ad affrontare la propria vita con la giusta grinta senza rischiare di scoppiare e invecchiare a un ritmo doppio rispetto al giusto.

Infine, altrettanto importante, capita sempre che si entra in contatto con qualcosa di nuovo. Mi riferisco a quelle cose che prescindono dal viaggio in senso stretto ma che succedono anche e soprattutto per via di eventi collaterali. Capita di avere più tempo e di fermarsi a leggere o a guardare qualcosa che normalmente si sarebbe ignorato. Si compra una rivista o un libro improbabile e ci si trovano sopra letture stimolanti, si viene a conoscenza di un qualche avvenimento o un qualche personaggio degno di nota.

A me capita sempre di segnarmi una serie di queste cose, in ogni viaggio e mai nessuna è strettamente dipendente al viaggio in particolare. Così durante quest’ultimo giro su una rivista improbabile di cui non confesserò mai il titolo ho letto interviste a un paio di personaggi di cui è importante segnarsi il nome e magari leggere qualcosa d’altro, se mai l’avessero scritta. Sfogliando invece due tomi (di cui, altresì, non confesserò il titolo nemmeno sotto tortura) ho scoperto alcuni artisti, oramai affermati ma comunque abbastanza giovani e in piena attività, che, incredibile a dirsi, mi hanno fatto venire voglia di scoprire di più delle loro opere.

Le immagini qui sopra sono linkate da siti esterni, e ritraggono opere di Maurizio Cattelan. Forse non posso riprodurle qui, legalmente, ma se davvero non posso è una cosa idiota quindi la ignoro.

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